venerdì 5 febbraio 2016

I due fratellini nati 'vecchi' come Benjamin Button: "Sembrano due pensionati"

Sono due fratellini, uno ha 7 anni e l'altro 18 mesi, ma sembrano due pensionati. Anjali Kumari, femminuccia, è la più grande. Keshav Kumar, maschietto, il più piccolo. Entrambi ricordano la storia di "Benjamin Button" del film con Brad Pitt, l'uomo nato anziano e ringiovanito con gli anni.

L'unica differenza, purtroppo, è potranno contare sul processo di crescita inverso di cui beneficiò Benjamin Button. Come scrive il Daily Mail per i due fratellini, che vivono con i genitori e la sorella più grande a Ranchi, capitale dello stato indiano del Jharkhand, non c'è alcuna cura conosciuta. La malattia si chiama Progeria nota anche come sindrome di Hutchinson-Gilford e provoca l'invecchiamento precoce. L'unico elemento positivo è che il cervello non viene intaccato e non subisce alcuna conseguenza.  "So di essere diversa dagli altri della mia età - dice la bimba - Ho una faccia e un corpo diverso, tutto è diverso. Il mio viso gonfio, mentre il resto del mondo è normale. Le persone mi guardano sempre e quando passano hanno solo commenti negativi per me".  "A scuola mi chiamano nonna, vecchia o scimmia - conclude - e mi dà molto fastidio. Vorrei essere trattata come una persona normale ed essere accettata per come sono fatta".

mercoledì 3 febbraio 2016

Unioni civili, ddl Cirinnà supera i primi voti Stepchild adoption, braccio di ferro Pd-Ncd

Le unioni civili entrano nel vivo. Il Senato ha respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità al ddl Cirinnà. Bocciato anche il rinvio in commissione. Per la discussione generale, che riprende mercoledì alle 9.30, risultano iscritti a parlare 101 senatori.  
 Alfano, intanto, ha chiesto al Pd di riflettere sulla stepchild adoption. Ma per il momento i Dem tirano dritto: il Family Day non cambia l'approccio. Cirinnà: "Testo è già una sintesi".

"Primo scoglio superato con una differenza di 80 voti" - "Il primo scoglio sulla strada delle Unioni Civili (cioè le pregiudiziali, ndr) è stato superato con un vantaggio di circa 80 voti. Ora occorre tenere la barra dritta sul testo Cirinnà e continuare a tenere alta l'attenzione perché ci sono ancora molti iceberg nascosti negli insidiosi voti segreti". Lo scrive in una nota il senatore della minoranza Pd, Federico Fornaro. 
L'incognita dei voti segreti - Cruciale per il provvedimento il numero di voti segreti che saranno ammessi. In teoria, l'intero ddl sembrerebbe passibile di scrutinio segreto, votazione finale inclusa, ma ad oggi fare una stima non è possibile. L'impressione, tuttavia, è che alla fine i voti segreti saranno diversi, bastando tra l'altro 20 senatori per richiederli. Ed è lì che l'asse Pd-M5S-Sel affronterà il test più difficile tanto che anche tra i Dem a favore della stepchild nessuno, al momento, scommette su un sicuro via libera all'art. 5.  
Cirinnà: "Il testo è già una sintesi moderata" - La relatrice Cirinnà è intervenuta così in Aula: "Vi chiedo scusa se qualche volta sono stata un po' brusca, ho cercato solo di spiegare che il nuovo istituto di unioni civili, nella sua quarta versione, è già una sintesi moderata". E ha aggiunto: "Ho vissuto sulla mia pelle gli effetti di un dibattito avvelenato" sottolineando: "La frase che ritengo più falsa è che stiamo introducendo il matrimonio e le adozioni gay". 
Alfano: "Via adozioni, non dividere il Paese" - Alfano ha ribadito la sua contrarietà alla stepchild adoption. "Il Pd - ha dichiarato al Tg1 - ci rifletta bene perché è un'ottima occasione anche per questo partito, nel senso che si può approvare una legge importante senza dividere il Paese. Togliamo di mezzo queste adozioni. L'80% del popolo è contrario. La gente non le accetta, quando c'è invece un certo sì a maggiori diritti per i soggetti che compongono una coppia anche omosessuale".  
Il nodo della stepchild adoption - Alfano, intervistato da "La Repubblica", aveva aperto in parte al ddl Cirinnà. "Ecco il mio patto offerto al Partito democratico. Costruiamo insieme una larga maggioranza parlamentare sulle unioni civili. Come? Eliminando dal testo qualsiasi analogia col matrimonio e la norma sulle stepchild adoption", aveva detto il ministro dell'Interno. Ma a Palazzo Madama la linea dei parlamentari Pd è rimasta quella di andare avanti con il testo Cirinnà, concedendo al massimo delle modifiche migliorative sull'articolo che prevede la stepchild adoption.  La Lega pronta a ritirare 4.500 emendamenti - La Lega Nord, intanto, ha fatto sapere di esser pronta a ritirare 4.500 emendamenti. "Al momento sono tutti depositati. Ritireremo il 90% delle proposte, lasciandone circa 500, a condizione che ci sia permesso di discutere e votare nel merito le questioni a cominciare dalla tutela dei bambini ai quali non può essere negato per legge il diritto ad avere una mamma e un papà. Insomma noi siamo pronti a cancellare circa 4500 emendamenti purché non ci siano né canguri, né strozzamenti del dibattito", ha spiegato il capogruppo del Carroccio al Senato Gianmarco Centinaio.

Migranti e flessibilità, è ancora scontro tra l'Europa e Matteo Renzi

Matteo Renzi parla di emergenza migranti e di Europa al parlamento ghanese, nella seconda tappa del viaggio in Africa. E dice: "Per risolvere il problema dell'immigrazione serve una strategia di lungo periodo, non polemicucce da quattro soldi". E ribadisce che "è finito il tempo in cui l'Europa ci dice cosa dobbiamo fare". 

Ma Il commissario Ue all'economia Pierre Moscovici replica: "No a nuove flessibilità, l'Italia ne ha già più di altri".
E aggiunge: "Noi come Italia siamo impegnati, Eni ha firmato qui dei contratti, l'agroalimentare può espandersi in queste terre. Occorre avere però un disegno strategico, vediamo se riusciamo a portare a casa qualche risultato concreto nel campo dell'energia e dell'agroalimentare. L'Italia l'ha fatto. E anche nel campo politico. L'Ue se ne deve rendere conto". 
Continua lo scontro tra Renzi e la Ue su flessibilità e migranti - La tirata di Renzi contro la Ue arriva dopo l'ennesimo scontro Italia-Europa su flessibilità e migranti. Il presidente della Commissione Jean Claude Juncker lunedì ha infatti confermato al premier italiano che i contributi per la Turchia non saranno contati nel deficit, ma Bruxelles ha al momento rimandato qualsiasi risposta sulla flessibilità per tutte le spese sostenute dall'Italia per i migranti. 
Renzi, dopo l'annuncio della Ue, ha fatto sapere che saranno sbloccati i fondi per la Turchia, ma ha anche sottolineato: "Noi pensiamo che tutti i migranti siano uguali'', riferendosi ai mancati interventi dell'Europa per l'Italia. 
Weber: "Nessun ulteriore margine flessibilità" - Una risposta a Renzi arriva invece dal presidente dei deputati europei del Ppe, Manfred Weber: "La Commissione europea negli ultimi anni ha dato massima flessibilità. Ma ora anche i commissari socialisti, penso a Moscovici, constatano che non ci sono più ulteriori margini per maggiore flessibilità", ha detto riferendosi alla posizione italiana. "Sarebbe auspicabile da parte di tutti - ha quindi aggiunto - prendere coscienza dello stato dei fatti. Juncker ha inviato una lettera a Renzi per ricordagli gli obblighi europei: spero che sia arrivata a destinazione". 
Weber contro Renzi - Non è la prima volta che Weber critica apertamente l'operato del premier italiano. Intervenendo alla plenaria dell'Europarlamento, il numero uno del gruppo Ppe ha detto che Matteo Renzi "sta mettendo a repentaglio la credibilità dell'Unione europea a vantaggio del populismo". Il politico tedesco è il numero due della Csu, partito federato con la Cdu di Angela Merkel ed è ritenuto il "braccio destro" della cancelliera al Parlamento europeo. 
Moscovici: "L'Italia ha già più flessibilità di altri" - E il Commissario Ue all'Economia, Pierre Moscovici, non usa giri di parole spiegando che "c'è una cosa che non capisco: il perché sui dossier di bilancio siamo in una controversia con il governo italiano, quando l'Italia è già il paese che beneficia di più flessibilità, rispetto al resto della Ue. Poi la discussione proseguirà, ma non si può senza sosta aprirne di nuove, di discussioni sulle flessibilità".

Spagna, il re Felipe assegna l'incarico per formare il governo ai socialisti

Il re di Spagna Felipe VI ha dato al leader socialista Pedro Sanchez l'incarico di cercare una maggioranza per formare il governo. Sanchez ha chiesto da tre settimane a un mese per le consultazioni.
Il leader del partito popolare, Mariano Rajoy, che ha vinto le elezioni ma senza avere una maggioranza in Parlamento, era uscito dal Palazzo della Zarzuela senza che il re, alla fine del secondo giro di consultazioni politiche, gli offrisse di cercare di formare un governo. 


«Il re non mi ha offerto di formare il governo», aveva commentato Rajoy, ribadendo la sua proposta di una grande coalizione fra Pp Psoe e i liberali di Ciudadanos. «Proverò a formare il governo con le forze del cambiamento». È quanto ha affermato alla stampa il leader socialista spagnolo Pedro Sanchez dopo avere ricevuto l'incarico.  Nuovo capitolo dunque della crisi politica spagnola. Cercherò di formare il governo «con le forze del cambiamento», ha detto Sanchez alla stampa subito dopo aver ricevuto l'incarico. A precisarlo è stato il presidente del Congresso, il socialista Patxi Lopez, che ha riferito della decisione presa dal re dopo avere incontrato Sanchez e Rajoy. Ma non mancheranno le difficoltà. Il leader socialista tenterà una sorta di possibile alleanza alla portoghese, tra il suo partito e i post indignados di Podemos e avrebbe anche bisogno dell'estrema sinistra e degli autonomisti baschi e catalani.  Nei giorni scorsi il leader di Podemos Pablo Iglesias aveva però già chiarito che non appoggerà dall'esterno un governo socialista di minoranza ed aveva chiesto per il suo partito in un governo di coalizione sei ministri e la carica di vicepremier per sè stesso. Ma anche se il premier incaricato trovasse la quadra fra le varie anime del Parlamento, le sfide non saranno per nulla finite. Il nuovo governo dovrà soprattutto essere in grado di adottare politiche economiche per far fronte all'alto tasso di disoccupazione e alla corruzione.   La Spagna è uscita dalla tornata elettorale del 20 dicembre con un Parlamento frammentato: il Pp ha ottenuto 123 seggi su 350, il Psoe 90, Podemos e i suoi alleati 69, Ciudadanos 40, gli indipendentisti catalani 17, quelli baschi 2, come Izquierda Unida (Iu), e 6 i nazionalisti baschi del Pnv, possibili alleati di Sanchez. Altro dato certo, oltre ai numeri è il fatto che il voto di dicembre ha chiuso definitivamente la porta alle certezze del bipartitismo, la classica alternanza fra popolari e socialisti, che ha governato il Paese dalla fine della dittatura franchista. Venerdì 22 gennaio con una mossa a sorpresa che ha spiazzato gli analisti, il premier uscente Rajoy ha rifiutato, almeno per ora, l'incarico che gli veniva offerto dal re, ma non ha escluso però di tentare in un secondo tempo spostando così tutta la pressione sul rivale Sanchez.    

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